Con Il respiro del suono il concerto riporta la musica alla sua origine più essenziale: la voce e il fiato, principio comune del canto e del suono strumentale. Dal Lied romantico alle scritture del Novecento, il programma mette in luce come il respiro diventi materia espressiva, capace di attraversare epoche e linguaggi diversi, trasformandosi in colore, timbro e risonanza.
Gli interpreti
La prima parte della serata è affidata al Libra Duo, formato da Giulia Freschi (soprano) e Alessandro Del Gobbo (pianoforte e clavicembalo), nato dall’incontro tra pratica musicale e interesse per la divulgazione. Attivi in rassegne e festival, i due musicisti affiancano all’attività concertistica progetti di approfondimento culturale, con particolare attenzione al repertorio vocale e cameristico tra tradizione e contemporaneità.
Nella seconda parte è protagonista il Neuma Sax Quartet, composto da Nicola Gabriele Chiera (sax soprano), Andrea Fatighenti (sax contralto), Stefano Luciani (sax tenore) e Marco Sala (sax baritono), formazione nata al Conservatorio “G. Verdi” di Milano. Il quartetto si è già distinto in concorsi nazionali e internazionali e si dedica a un repertorio che unisce tradizione e nuove sperimentazioni timbriche, con particolare attenzione alla musica contemporanea.
Il programma
La prima parte si apre con una selezione di Lieder e arie che attraversano il repertorio tra Settecento e primo Novecento. Con Als Luise die Briefe ihres ungetreuen Liebhabers verbrannte di Wolfgang Amadeus Mozart emerge una scrittura già intensamente teatrale, mentre con Er, der Herrlichste von allen di Robert Schumann il Lied si carica di un lirismo intimo e appassionato.
Le pagine di Hugo Wolf – Das verlassene Mägdlein, Nixe Binsefuß e Mignon III: So laßt mich scheinen – approfondiscono il rapporto tra parola e musica in una scrittura espressiva e raffinata, mentre con Claude Debussy (Nuit d’étoiles) e Maurice Ravel (Sainte) il canto si apre a nuove sfumature timbriche e armoniche. Completano il percorso Quel rossignol che sì soave piagne di Ildebrando Pizzetti e Per pietà, bell’idol mio di Vincenzo Bellini, esempi di un canto che unisce intensità espressiva e purezza della linea vocale.
La seconda parte del concerto amplia l’orizzonte sonoro con il quartetto di sassofoni. I Three Preludes di George Gershwin introducono un linguaggio che fonde elementi classici e jazzistici, mentre le Ciudades di Guillermo Lago (Sarajevo, Córdoba e Addis Abeba) evocano paesaggi urbani e culturali attraverso una scrittura ricca di colori e suggestioni.
Con Ulla in Africa di Heiner Wiberny il suono si apre a influenze ritmiche e timbriche di matrice jazzistica, mentre la Suite Hellénique di Pedro Iturralde conclude il programma con una scrittura brillante e virtuosistica che intreccia suggestioni folkloriche e linguaggio moderno.
Nel respiro che unisce voce e strumenti, la musica ritrova la sua origine più profonda: un gesto fragile e necessario, capace di farsi presenza, ascolto e memoria nel tempo.
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