I primi concerti per solista documentati sono i due presenti nell’Op. 6 di Giuseppe Torelli (1698), ma fu Vivaldi che, a partire dal secondo decennio del secolo, ne definì le caratteristiche fondamentali: una struttura in tre movimenti (veloce-lento-veloce) e un’alternanza tra un tema ricorrente eseguito dall’intera orchestra (il tutti) e passaggi più liberi e virtuosistici per il solista, creando così un effetto di dialogo e contrasto. Si sono conservati ben trentasette concerti per fagotto, ventisette per violoncello e tredici per flauto di Vivaldi. L’organo è meno comune in questo ruolo solistico, e il programma offre due magnifici esempi.
Pubblicato ad Amsterdam nel 1717, il Concerto per oboe in re minore di Alessandro Marcello mostra una chiara affinità stilistica con Vivaldi, evidente nei suoi limpidi ritornelli e nella preminenza cantabile del solista. Il suo movimento lento si distingue per l’espressività intima e ornata, in linea con la prassi esecutiva barocca. Quest’opera raggiunse un’ampia popolarità grazie alla trascrizione per tastiera di Bach (BWV 974).
Le opere per organo di Händel si discostano deliberatamente dallo schema di Vivaldi per abbracciare una struttura più libera e variegata. L’Op. 4, n. 2 si apre con una solenne ouverture, seguita da un giocoso Allegro dialogico, un Adagio e staccato di serena bellezza e un elegante Allegro finale, mentre l’Op. 4, n. 3 rafforza questa idea di flessibilità con una sequenza di movimenti che include una delicata Gavotta conclusiva