La scelta per Aida si è legata al fiore di loto, emblema poetico che unisce l'esotismo storico, il dramma interiore e il sublime finale dell'opera. Questo fiore nasce nella melma del fiume ma emerge immacolato, specchio della purezza di Aida: pur schiacciata dal fango della schiavitù e degli inganni politici, la sua anima preserva intatto un amore autentico. Elemento sacro dell'antico Egitto, il loto evoca il legame indissolubile con il Nilo, dipinto musicalmente dai sussurri dei legni e dagli eterei violini che introducono la celebre aria "O cieli azzurri". Nel finale, il buio sepolcro in cui si spengono Aida e Radamès non è più una tomba opprimente, ma il luogo di una trasfigurazione spirituale. Qui, cullato dal pizzicato degli archi e dal canto lirico e smaterializzato dei due amanti, l'amore si distacca dalle miserie terrene per aprirsi all'eternità della luce, proprio come la corolla del loto si schiude verso il cielo nell'estasi della pace universale.