Non stupisce che un pianista audace e curioso come Giuseppe Andaloro, appassionato di Stravinskji come di progressive rock, sia protagonista di un concerto insieme – nell’esecuzione della Camerata Ducale diretta da Guido Rimonda – alle due Serenate di Elgar, che reinventa la tradizione tardo-romantica, e di Bruch, orgogliosamente anacronistica nel suo rifiuto delle avanguardie. Infatti, sia il mozartiano K 413, opera anticipatrice della “fusione tra generi”, che il Concerto op. 35 di Šostakovič, satirico e ispirato ai cliché del cinema muto, sono delle vere sfide. E sono le sfide che per Andaloro fanno l’essenza del musicista.