Sebbene l’accostamento di queste due sinfonie non sia affatto scontato, esiste tra loro una relazione che le lega sotto diversi aspetti. Sono entrambe opere “di soglia” nel percorso sinfonico dei rispettivi autori, anche se in direzioni opposte. La Prima di Schubert (1813) è l’opera di un sedicenne ancora studente al Konvikt di Vienna. Risulta quindi un punto di partenza, scritta sotto l’ombra diretta di Haydn e Mozart, con echi della Sinfonia Jupiter. La Settima di Dvořák (1885), al contrario, è spesso considerata il culmine del rapporto del compositore con la grande tradizione sinfonica austro-tedesca. Risulta essere, infatti, la sua sinfonia più beethoveniana e brahmsiana, scritta su sollecitazione della Philharmonic Society di Londra e sotto la diretta influenza della Terza Sinfonia di Brahms, che Dvořák aveva appena ascoltato in prima esecuzione. Metterle una accanto all’altra racconta quindi un arco narrativo: l’inizio di un cammino sinfonico e il suo punto di massima maturità, anche se appartengono a due compositori diversi. Ma ciò che lega Schubert a Dvořák è anche altro. Dobbiamo, infatti, ricordare che il compositore boemo ammirava profondamente l’artista viennese, ne studiò e diresse le opere, e il suo stesso linguaggio melodico – quella vena di cantabilità quasi liederistica applicata alla forma sinfonica – è stato spesso avvicinato proprio al modello schubertiano.
Ospitiamo l’Orchestra Haydn diretta dal M° Sagripanti, direttore musicale presso la Tbilisi State Opera in Georgia e Direttore Ospite Principale presso il Teatro Petruzzelli di Bari, dopo essere stato premiato come “miglior giovane direttore” agli Opera Awards di Londra.