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I «Crisantemi» di Puccini

Dove ascoltare?

Crisantemi, SC65

Nel 1890, all’epoca della stesura di Crisantemi, Giacomo Puccini era un compositore ancora in attesa della definitiva consacrazione; la andava inseguendo da anni, testardamente, senza compromessi. 

Già nel 1884, fresco di diploma in composizione, scoprendosi poco incline all’idea di intraprendere la carriera di insegnante, si era prodotto nella stesura della sua prima opera, Le Villi, con la quale aveva partecipato senza successo a un concorso indetto dall’editore Sonzogno. In occasione di un’audizione privata l’opera si era però guadagnata gli apprezzamenti di importanti personalità dell’ambiente musicale ed editoriale italiano. Fu questa entusiastica accoglienza a garantire a Le Villi il meritato debutto teatrale.

La prima rappresentazione pubblica ebbe luogo il 31 maggio 1884 al Teatro Dal Verme di Milano e si rivelò un successo straordinario. L’editore Ricordi, visto il gradimento riscosso tra i milanesi, non esitò a mettere sotto contratto Puccini: gli garantì uno stipendio e gli commissionò una nuova opera, l’Edgar. Puccini avrebbe investito i successivi quattro anni nella stesura del nuovo lavoro. Al debutto, nell’aprile del 1889, l’opera avrebbe tuttavia ottenuto un consenso più tiepido rispetto a Le Villi; ragion per cui Puccini avrebbe continuato per anni a rimaneggiare la partitura.

Questo era dunque lo stato delle cose al sopraggiungere dell’ultimo decennio del secolo. La carriera di Puccini, certo ben avviata, era ancora quella di un compositore di belle speranze, sospeso tra trionfi e battute d’arresto. Ma, come detto, Puccini era testardamente convinto che nel suo destino non potesse esserci altro che la composizione. Già negli ultimi mesi dell’89, superata la mezza delusione di Edgar, si rimise al lavoro per realizzare l’opera che lo avrebbe finalmente consacrato come il grande continuatore della tradizione operistica italiana: Manon Lescaut.

Nel gennaio del 1890, mentre era nel pieno dell’elaborazione di questo nuovo progetto operistico, Puccini fu raggiunto da una notizia che lo toccò nel profondo: la morte di Amedeo di Savoia, duca d’Aosta, figlio di Vittorio Emanuele II. Così, in preda alla commozione, compose di getto una delle sue rare pagine per quartetto d’archi, un «breve improvviso», un’elegia dolente cui appose l’evocativo titolo di Crisantemi

L’opera, entrata stabilmente nel repertorio concertistico anche nella sua versione per orchestra d’archi, ruota attorno a due idee tematiche fondamentali. Il tema d’esordio si leva funereo, cromatico, lamentoso, mentre d’intorno cascano rivoli tristi come lacrime imitando il suo corso. Si ha l’impressione di addentrarsi in una mente affollata di pensieri, in un cuore che rimugina senza pace. La sezione centrale, poi, vede fiorire sull’accompagnamento ondivago delle viole una melodia inquieta, una nenia singhiozzante e sconsolata. Il ritorno del tema iniziale nelle ultime battute certifica come il dolore di cui è intrisa l’elegia non conosca contrappesi, né contempli possibilità di conforto. L’opera si mostra del tutto priva di quegli enigmatici squarci di sereno che si aprono improvvisi, ad esempio, nelle marce funebri di Beethoven o Chopin. 

Crisantemi ebbe il suo battesimo il 26 gennaio 1890 al Conservatorio di Milano. Fu forse la calorosa accoglienza riservata all’elegia a indurre Puccini a integrarne i fortunati temi nell’ultimo atto di Manon Lescaut.

 

Emanuele Vegetti

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