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La generazione dell'Ottanta

Agli albori del XX secolo la scena musicale italiana vide imporsi una nuova scalpitante generazione di compositori, tra i quali Ottorino Respighi, Ildebrando Pizzetti, Alfredo Casella e Gian Francesco Malipiero, tutti nati intorno al 1880. Nei loro lavori trovò espressione un rifiorito interesse per la musica cameristica e sinfonica, alimentato anche da un sentimento di insofferenza nei confronti della tradizione operistica, che per più di un secolo aveva assorbito in modo quasi esclusivo le energie e le attenzioni dei compositori della penisola.

Il ridimensionamento degli spazi concessi al melodramma (specie nella sua forma più popolare) segnò una svolta decisiva nel panorama compositivo italiano: proliferarono in quegli anni quartetti, concerti, sinfonie, suite strumentali, liriche per voce e pianoforte dal sapore intellettuale (lontane dalla dimensione salottiera delle arie da camera ottocentesche). Anche le incursioni nell’ambito del teatro musicale divennero sempre più spesso occasioni di colta e impegnata sperimentazione.

Questa sensibilità votata alla ridefinizione dei canoni estetici e poetici tradizionali si inseriva in un contesto internazionale di rinnovamento e di rottura col recente passato romantico. Erano infatti attivi in quegli anni musicisti come Schönberg, Bartòk, Debussy, Stravinsky; e nascevano in tutto il continente scuole, correnti e avanguardie tese a rifondare i principi costitutivi della musica occidentale.

I compositori della "generazione dell’Ottanta" operarono questo rinnovamento recependo solo in parte le novità “grammaticali” delle nuove tendenze d’avanguardia (la dodecafonia, ad esempio, arriverà in Italia solo con Dallapiccola e Petrassi, nati nel 1904). Fonte continua di ispirazione fu invece per loro quel lontano passato che essi celebravano quale epoca d’oro della musica strumentale italiana. La loro produzione si riempì così di riferimenti a Vivaldi, Tartini, Scarlatti, Cimarosa, e si distinse per l'utilizzo di forme arcaizzanti quali ricercari, invenzioni e passacaglie (Respighi fu anche appassionato studioso del canto gregoriano); il tutto calato in un lessico armonico e timbrico che guardava con ammirazione al modernismo “moderato” di Debussy e Stravinsky.

Malipiero intrattenne con gli altri esponenti della "generazione dell’Ottanta" rapporti non sempre sereni. Fu amico di Casella, che incontrò in occasione di un soggiorno a Parigi nel 1913. Due anni prima, nel 1911, aveva fondato con Respighi e Pizzetti una lega impegnata nella promozione della nuova musica italiana. I rapporti coi due si guastarono però nel corso degli anni; al punto che, nel 1937, Respighi e Pizzetti firmarono insieme ad altri protagonisti del mondo musicale italiano un articolo polemico contro Malipiero e Casella, accusati di eccessivo cerebralismo e internazionalismo.

Ad ogni modo, nonostante screzi e divisioni interne, il gruppo ebbe il merito di aprire un varco nel pensiero musicale italiano, di ravvivarne la fiamma – di tracciare insomma un sentiero nuovo, che sarebbe divenuto strada maestra per i giovani compositori del secondo Novecento.

Emanuele Vegetti

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