Dramma lirico di Giacomo Puccini (1858 – 1924), ispirato alla fiaba teatrale scritta nel 1762 da Carlo Gozzi, l’opera rimase incompiuta alla morte del suo autore, interrompendosi dopo il suicidio di Liù, e fu completata da Franco Alfano sulla base di materiali originali lasciati da Puccini stesso. La prima fu diretta nel 1926 da Arturo Toscanini al Teatro alla Scala.
Turandot, figlia dell’imperatore, è una crudele principessa, odia gli uomini e per scampare al matrimonio impone ad ogni pretendente di risolvere tre enigmi, pena la decapitazione. Calaf, principe tartaro innamorato di lei, riesce nell’impresa, lasciando la principessa sconvolta. Le propone allora una sfida: se la principessa scoprirà il suo nome prima dell’alba, egli le offrirà la propria vita. Dopo inutili tentativi (la schiava Liù, innamorata di Calaf, tacerà uccidendosi), il principe decide di svelare egli stesso il suo nome. Turandot, ormai vinta dall’amore, rivelerà al padre il nome dello straniero: “Amor”.
Alessandro D’Agostini, diplomatosi in pianoforte, direzione d’orchestra, composizione e musica elettronica, si è perfezionato all’Accademia Chigiana di Siena. Affianca all’attività direttoriale quella della ricerca musicale, in particolare sull’opera settecentesca.
Nadir Dal Grande, vincitore del bando OperaLombardia destinato ad un team creativo under 35, si è diplomato in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Venezia, specializzandosi a Brera. Ha collaborato con il Teatro delle Albe di Ravenna e con la Compagnia Atir di Milano.
Gioachino Rossini (1792 – 1868) impiegò solamente ventisette giorni per musicare il libretto di quest’opera, che prendeva spunto dalle disavventure di una signora milanese, Antonietta Frapolli, prigioniera dei corsari nel 1805, che finì nell’harem del Pascià e fu infine ricondotta in patria.
Mustafà, bey di Algeri, stanco della moglie Elvira, vuole sostituirla con una sposa italiana e cederla allo schiavo italiano Lindoro. Isabella, la nuova sposa da lui scelta, è in realtà la fidanzata di Lindoro. Appare anche Taddeo, presunto zio di Isabella, in realtà corteggiatore di quest’ultima. Dopo una serie di burle e buffe peripezie, Mustafà torna tra le braccia della fedele moglie Elvira, mentre Isabella e Lindoro possono fare ritorno in Italia.
Alessandro Palumbo, pianista e compositore diplomato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano e alla Hochschule für Musik di Rostock. Si è esibito nei maggiori teatri italiani, tra cui Teatro San Carlo di Napoli, Teatro Petruzzelli di Bari e Teatro Lirico di Cagliari.
Fabio Cherstich, diplomato alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi, ha lavorato con Giorgio Barberio Corsetti. Ha lavorato in numerosi teatri, tra cui il Teatro Mariinskj di San Pietroburgo, il Teatro Massimo di Palermo, il Teatro dell’Opera di Roma, l’Opera di Avignone, l’Opera di Marsiglia e i Teatri di Reggio Emilia.
Re Gustavo III di Svezia, mecenate della cultura e del teatro, fu assassinato nel 1792 da un gruppo di nobili cospiratori durante un ballo in maschera. Questo fatto cruento ispirò Eugène Scribe, autore del libretto Gustave III ou Le Bal masqué, dal quale derivò l’opera di Giuseppe Verdi (1813 – 1901).
La prima stesura del libretto (1857), che metteva in scena l’assassinio del re di Svezia, fu censurata e, dopo lunghe trattative con le autorità borboniche, Verdi accettò di cambiare ambientazione e identità dei personaggi. La scena si spostò quindi a Boston, dove il protagonista divenne Riccardo, conte di Warwick e governatore del Massachusetts. L’intenzione di Verdi era quella di concentrarsi su un “soggetto di sentimento” in modo da creare un “dramma quieto, semplice, tenero” e, con grande capacità inventiva, approfondì la psicologia dei protagonisti, indagati con cura e sobrio distacco. L’opera ebbe successo immediato e, dopo la prima al Teatro Apollo di Roma il 17 febbraio 1859, iniziò una serie ininterrotta di trionfali repliche. Il pubblico e la critica riconobbero che Verdi con Un ballo in maschera aveva operato un cambiamento nella sua concezione drammaturgica e ad essa aveva fatto corrispondere una novità nell’invenzione musicale.
Andrea Solinas, di formazione pianistica, si diploma in Direzione d’orchestra presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano. Ha collaborato con teatri e orchestre italiani ed esteri e dal 2024 è Direttore Musicale Generale presso il Teatro d’opera e balletto di Mersin in Turchia.
Roberto Catalano si forma come danzatore al Teatro Massimo di Palermo. È regista d’opera, lavora per i principali teatri, tra i quali Maggio Musicale Fiorentino, Teatro Regio di Torino, Teatro Lirico di Cagliari e Teatro Regio di Parma.
Opera in due atti composta nel 1973 da Benjamin Britten (1913 – 1976), basata sull’omonima novella di Thomas Mann. Ultima creazione del compositore, rappresenta una sorta di testamento spirituale e riassume la ricerca di una vita, incentrata sul valore estetico e sulla morale dell’arte. L’opera racconta la vicenda dello scrittore Gustav von Aschenbach che, approdato a Venezia, resta ossessionato da Tadzio, un giovane ragazzo polacco. Colpito da crisi artistica e spirituale, dopo l’incontro con questo giovane al Lido ne fa il suo ideale di bellezza. Ma la città sarà colpita dal colera e ad Aschenbach, a sua volta contagiato, non resta che ammirare per l’ultima volta il giovane prima di morire improvvisamente sulla spiaggia. Nell’opera la figura di Tadzio è trasformata in un personaggio muto, l’estraneità è rafforzata dalla differenza di linguaggio scenico: il giovane si esprime con la danza. La composizione dell’opera coincide con un periodo di gravi problemi di salute di Britten e fu rappresentata per la prima volta nel 1973 alla Snape Maltings Concert Hall, nell’ambito dell’Aldeburgh Festival.
Daniel Smith, di origine australiana, è stato premiato in prestigiosi concorsi internazionali di direzione d’orchestra. Direttore Principale Ospite del Teatro Carlo Felice di Genova dal 2017 al 2019, ha collaborato con orchestre e teatri di tutto il mondo, quali la London Philharmonic Orchestra, la Frankfurt Radio Symphony, il teatro Mariinskij di San Pietroburgo e Opera Australia.
Rodula Gaitanou si è formata al Jette Parker Artists Programme presso la Royal Opera House di Covent Garden. Nominata due volte agli International Opera Awards, ha diretto allestimenti in tutta Europa, Nord America e Australia.