«Qui sta la salvezza dei nostri tempi senza melodia»: per Max Bruch il canto popolare è l’anima della musica, come leggiamo nelle lettere al suo editore del 1880. E particolarmente care alla sensibilità romantica sono quelle melodie scozzesi che ci parlano di spazi a perdita d’occhio e di una natura indomabile: nella Fantasia op. 46 al violino è affidato il canto di un bardo immaginario, accompagnato dall’arpa e poi dall’orchestra tutta. Cinquant’anni prima, e appena tre dopo la morte di Beethoven, Hector Berlioz aveva segnato il corso della storia proprio attraverso una melodia: l’idée fixe, che nella Sinfonia fantastica riascoltiamo sempre diversa e sempre riconoscibile, è il pensiero dell’amata attorno al quale turbinano colori orchestrali fino ad allora inimmaginabili.
Per l’inaugurazione della nuova stagione il podio è di Myung-Whun Chung: sappiamo che anche nei brani più concitati il Maestro trova lo spazio necessario a far emergere un suono inatteso, un’atmosfera trasparente, un canto dimenticato.