«Mi piace ricomprare una partitura che ho già diretto e ripartire da zero. Rendermi conto che ciò che credevo vero ieri non lo è più oggi. Rileggere la storia, l’epoca, le intenzioni. Si impara sempre, a condizione di non pretendere mai di sapere tutto», racconta Lorenzo Viotti in un’intervista per il nostro Magazine. Alla Scala e in tournée, il rapporto con Viotti si è approfondito grazie a una particolare sintonia nell’accostarsi anche al repertorio più conosciuto: se non restiamo uguali a noi stessi, anche la musica sarà sempre diversa.
Forse la sfida più grande del percorso musicale di Johannes Brahms, quella che gli richiese più introspezione e umiltà, è stata la ricerca di una propria chiave di accesso alle grandi forme sinfoniche di fronte all’ombra proiettata da Beethoven. Nel secondo concerto per pianoforte, tanto denso da sembrare una sinfonia, Brahms ripercorre i passi del suo Maestro senza temerlo, si concede tutta la profondità del proprio mondo interiore.