IL PORTALE DEDICATO AGLI EVENTI DI MUSICA CLASSICA

lunedì 12 Febbraio 2024

Bologna

Auditorium Manzoni [Mappa]
BIGLIETTI
Lucas Debargue pianoforte

Programma

Gabriel Fauré
9 Préludes, Op.103
Ludwig van Beethoven
Piano Sonata No.27, Op.90
Frédéric Chopin
Scherzo No.4, Op.54
Gabriel Fauré
Thème et variations, Op.73
Ludwig van Beethoven
Piano Sonata No.14, Op.27 No.2
Frédéric Chopin
Ballade No.3, Op.47

Anticonformista, antidivo, musicista per vocazione avvicinatosi quasi per caso alla tastiera, a prescindere dai generi ai quali si dedica, dal jazz (col quale ha conosciuto il suo strumento di elezione) alla classica (dove ha raggiunto importanti riconoscimenti in prestigiosi concorsi internazionali), Debargue è un antipianista, se confrontato coi grandi interpreti internazionali. Gli abituali frequentatori di concerti devono invece dimenticare gli interpreti ingessati, che guardano in modo arcigno chi osa mettere in dubbio la loro “quasi divinità”, per confrontarsi con un giovane che fa musica per amore e quasi per istinto. È il solo modo per affrontare un concerto che, già nel programma, ci invita ad uscire dagli schemi e dalle abitudini. Il programma presenta infatti una geometrica simmetria, ma al suo interno le scelte specifiche sono operate sull’onda della fantastica “desuetudine”, a cominciare dalle due notissime sonate di Beethoven che assumono in questo viaggio quasi il ruolo di pilastri, dalla enigmatica op. 90 alla celeberrima Quasi una fantasia op. 27 n. 2. E che dire dei due pezzi di Chopin che chiudono le due parti del concerto pensato per Musica Insieme? Anche loro seguono l’onda di un phantasieren che affianca la “vaga”  Ballata n. 3 e il Quarto Scherzo, dove si dimentica l’irruenza dei tre precedenti per isolarsi in un mondo di sogno ineffabile. Giocate tra il metafisico e l’inconsueto, il virtuosistico e la meditazione, sono poi le pagine pianistiche di Fauré che aprono le due parti del programma, in omaggio al 100° anniversario della morte del compositore. Troppo ingiustamente trascurate dai concertisti perché culturalmente collegate all’ambiente dei salotti francesi tra fine Ottocento e primo Novecento, esse invece rivelano in una dolcezza infinita e sognante il fascino discreto di un autore ormai quasi isolato dal mondo.